Il quartiere di Piano Scarano

Come promesso, eccoci giunti al quartiere di Piano Scarano!
Esso rappresenta una sorpresa per il visitatore, poiché normalmente escluso dai tradizionali tour guidati  della città ed anche le guide cartacee attualmente in commercio riservano solo alcuni cenni a questo piccolo angolo incantato. Quando possibile, è un piacere per me accompagnare i visitatori in questo luogo e far respirare loro un po’ di medioevo, dal momento che Piano Scarano mantiene ancor oggi, pressoché intatta, la fisionomia originaria.
Il nome antico di “Vico Squarano”, presente nelle cronache medievali anche in altre varianti come “Squarano” o “Scarlano”, sembrerebbe derivare dal termine longobardo squara (“schiera”): da ciò si è dedotto che fosse questo il luogo dove erano accampate le truppe durante la dominazione longobarda e pertanto il “vico” doveva essere già popolato nella seconda metà dell’VIII secolo. La sua esistenza nel IX secolo è testimoniata dalle fonti accanto al Vico Quinzano, il Vico Foffiano e il Castello di Sonza. Seguì poi un periodo di abbandono, che si concluse nel 1148, quando il Comune dovette acquistare dai monaci di Santa Maria della Cella (all’epoca sotto la giurisdizione dell’Abbazia di Farfa) questa zona, che nei decenni successivi, partendo da Porta Fiorita, fu inclusa nel circuito murario, divenendo così parte integrante della città.
Il quartiere era delimitato da due piccoli torrenti e quello meridionale, il Paradosso, lo separava  dal resto della città: per lungo tempo l’unico punto di collegamento è stato il Ponte del Paradosso che, ancora oggi, permette il raggiungimento del quartiere San Pellegrino.
Piano Scarano - scorcio
Il tessuto viario ha conservato un impianto regolare caratterizzato da vie parallele intersecanti un asse che percorre in senso longitudinale la forma ellittica della spianata. La maggior parte degli edifici medievali sopravvissuti è stata datata dagli studiosi tra la fine del XII secolo e la prima metà del successivo ed è caratterizzata da aperture sormontate da archi a tutto sesto e facciate concluse da un tetto a sezione triangolare.
Due sono le chiese presenti e degne di nota: la Chiesa di San Carlo, citata per la prima volta nel 1152 (ora sede della Facoltà di Scienze politiche dell’università degli Studi della Tuscia) e la Chiesa di Sant’Andrea, menzionata già nel privilegio dell’852 di Leone IV. Secondo una parte degli studiosi, sul primitivo edificio di IX secolo s’impiantò, verso la metà del XII, un’altra struttura ecclesiastica di cui ci rimangono la parte presbiteriale a terminazione triabsidata, alcuni muri perimetrali e la fondazione della cripta. La chiesa ha subito, nel corso dei secoli, fasi di abbandono e di restauro e l’odierno aspetto romanico è frutto delle ricostruzioni post belliche, poiché anch’essa, come altri edifici, fu colpita dal bombardamento del maggio 1944. Nella cripta, con copertura a volte a crociera costolonate sorrette da capitelli a crochet di matrice cistercense, sono ancora visibili tracce degli affreschi duecenteschi, pressoché perduti in seguito ai bombardamenti.

Chiesa di Sant'Andrea
Chiesa di Sant'Andrea - interno
Piano Scarano è altresì famoso per la sua fontana (la Fontana di Piano), realizzata nel 1376 sui resti di un’altra più antica, distrutta a seguito di una sanguinosa sommossa avvenuta sul luogo nel 1367: nel periodo in cui Urbano V si trovava a Viterbo con la sua corte, un servo di un cardinale lavò un cane nella fontana, che era utilizzata dagli abitanti per tutte le loro necessità quotidiane. Lo smacco provocò la rivolta dei viterbesi, ma la sommossa fu repentinamente soppressa dal papa che inflisse severe punizioni ai cittadini, tra cui la demolizione della fontana stessa. Essa rappresenta un mirabile esempio di fontana “a fuso” viterbese, cui prossimamente dedicherò un approfondimento.
Fontana di Piano - disegno
Fontana di Piano - particolare