Santuario di Santa Rosa da Viterbo


Siamo già a giugno ed è tempo di iniziare ad organizzarsi per la Festa di Santa Rosa, compatrona di Viterbo. Il tradizionale trasporto della celebre Macchina è il 3 settembre, ma è proprio in questo periodo che si cominciano i preparativi... ed ho intenzione di raccontarvi passo dopo passo tutte le tappe di questo percorso. Comincerò proprio dal Santuario, perchè è qui che giace, pressoché incorrotto dopo circa ottocento anni, il corpo della Santa. A giugno si svolge anche la "prova di portata" dei Facchini... ma facciamo un passo per volta!

Abbiamo notizia di una chiesa dedicata a Santa Maria delle Rose e annessa ad un monastero già dal 1215. Successivamente (1235) le suore, ottenendo una regolare autonomia da Papa Gregorio IX e, legandosi all’Ordine di Santa Chiara, intitolarono la struttura a San Damiano (“Povere Sorelle di S. Damiano d'Assisi” era il nome del primo Ordine monastico femminile, detto anche delle Damianite, denominato delle Clarisse dopo la canonizzazione di S. Chiara nel duomo di Anagni).
Corpo di S. Rosa
Sebbene l’interesse artistico sia abbastanza modesto, il Santuario è importantissimo per i Viterbesi, poiché è il fulcro del culto di S. Rosa, compatrona della città: nel 1258, Papa Alessandro IV fece traslare il corpo della Santa, rimasto miracolosamente intatto, dalla Chiesa di Santa Maria in Poggio, dove era stata sepolta in una fossa comune, al cimitero della chiesa di San Damiano. Il tradizionale trasporto della Macchina (un enorme baldacchino processionale a forma di torre alto 30 m e dal peso di 5 tonnellate circa, che viene trasportato a spalla da un centinaio di uomini – i "facchini di Santa Rosa”, appunto – dalla chiesa di San Sisto al Santuario della patrona, per raggiungere il quale i facchini percorrono di corsa l’ultimo tratto in salita), ricorda proprio questo evento. Verso la metà del XIV secolo, la chiesa fu dedicata alla Santa, divenuta compatrona di Viterbo insieme a San Lorenzo ed ai SS. Valentino ed Ilario. All’interno della chiesa, un’urna in bronzo dorato tardo - secentesca preserva le spoglie di S. Rosa, morta nel 1251.
Nel 1357 un incendio danneggiò pesantemente chiesa e convento, allorché si procedette alla ricostruzione del complesso ed intorno alla metà del XV secolo Benozzo Gozzoli realizzò un affresco che illustrava episodi della vita di Santa Rosa, andato perduto in seguito ai lavori di rifacimento del 1632 (attualmente si conservano soltanto delle copie acquerellate di Francesco Sabatini, conservate al Museo Civico).
L’edificio attuale in stile neoclassico è frutto di un ennesima ristrutturazione di metà XIX secolo, mentre una nuova cupola (più grande della precedente) fu realizzata nel 1913 su progetto di Arnaldo Foschini con un rivestimento di maioliche, che successivamente furono ricoperte da lastre di piombo; la decorazione interna della cupola è opera di Giuseppe Cellini.
Accanto all’urna contenente le spoglie della Santa vi è il prezioso reliquiario che ne contiene il cuore e che fu donato da Papa Pio XI: ogni anno, il 2 settembre, esso viene portato in solenne processione.
Sull’altare maggiore, sotto il catino absidale, si trova una tela di Francesco Podesti di Ancona (1812 – 1855) raffigurante S. Rosa circondata dagli Angeli. Sulla parete di sinistra si può ammirare uno splendido polittico con la firma di Francesco D’Antonio detto il Balletta e datato 1441: Madonna in trono col Bambino e le Sante Rosa e Caterina d’Alessandria; nelle cuspidi, Annunciazione e Madonna della Misericordia; nei pilastrini laterali: S. Giovanni Battista, S. Antonio Abate, S. Margherita, S. Maria Maddalena, S. Ludovico da Tolosa e S. Chiara; nella predella: Cristo in Pietà tra la Madonna e S. Giovanni Evangelista; ai lati: S. Paolo, S. Lorenzo, S. Lucia, S. Biagio, S. Francesco e S. Bartolomeo.
Polittico del Balletta (XV secolo)