I Facchini di S. Rosa e la "prova di portata"

Hanno inizio oggi, presso l’ex chiesa della Pace a Viterbo, le “prove di portata” per i Facchini di S. Rosa e gli aspiranti tali. Colgo pertanto l’occasione di parlarvi in questo breve post proprio della figura del Facchino di S. Rosa.
Tralasciando la questione dell’etimologia della parola “facchino”, possiamo affermare che il termine si attesta nella storia del trasporto della Macchina, quale sinonimo di “portatore”, già nel XVII secolo.
I Facchini di S. Rosa sono riuniti dal 1978 in un Sodalizio guidato da un Consiglio Direttivo, eletto per votazione dei Facchini stessi; il Sodalizio, oltre che svolgere funzione di organizzazione e pianificazione del trasporto, si occupa anche di numerose iniziative di solidarietà durante tutto l’anno.
Tutti i Facchini indossano una divisa specifica, composta da camicia, calzoni alla “zuava” e calzettoni bianchi, scarponcini neri (alti per proteggere le caviglie), fazzoletto bianco sul capo (per assorbire il sudore e non far scivolare il “ciuffo”) e la caratteristica fascia rossa in vita (in cotone elastico per irrigidire la schiena e sostenere la zona lombo – sacrale). Il colore bianco rimanda alla purezza di spirito di S. Rosa, mentre il colore rosso ricorda la veste dei cardinali che per la prima volta, nel 1258, traslarono il corpo della Santa (vedi post).
Il ciuffo è una sorta copricapo dotato di un cuscino in cuoio, che i facchini delle posizioni centrali alla base della Macchina poggiano sulle spalle per attutire i contraccolpi e l’attrito delle travi: esso viene indossato al grido del Capofacchino “Accapezzate il ciuffo!”; la spalletta è simile, ma viene indossata dagli elementi che occupano le parti più esterne della base e che quindi hanno necessità di proteggere dalle travi una sola spalla.
I Facchini prendono nome, dunque, dalla loro posizione al di sotto della Macchina: i già citati ciuffi (sono i Facchini con più esperienza) e spallette (che si dividono in “fisse” ed “aggiuntive”: quest’ultime si staccano nei punti più stretti del tragitto); le stanghette, che occupano le posizioni anteriori e posteriori della base; le leve, che prendono il nome dalle quattro travi che si innestano dietro la Macchina nell’ultimo tratto del percorso, la salita verso il Santuario; le corde prendono il nome appunto dalle corde che vengono aggiunte anch’esse per la salita finale; i cavalletti, che seguono tutto il percorso ed intervengono durante le soste a posizionare i supporti lignei per sorreggere la Macchina; le guide sono coloro che, posti agli angoli ed ai margini della Macchina, aiutano il Capofacchino a dirigere il trasporto: quest’ultimo, dotato di lunga esperienza nei trasporti e scelto per votazione, ha il compito di impartire gli ordini a tutta la formazione, che, completa, arriva anche a più di 150 elementi, mentre nei tratti più stretti si riduce a meno di 100.
È proprio per scegliere la formazione che si svolge ogni anno la prova di portata: dopo accurati test medici, i facchini in carica devono sostenerla per confermare la loro idoneità al trasporto, mentre gli aspiranti facchini devono sottoporsi ad essa per essere ammessi tra le file della formazione. La prova consiste nel trasportare una cassa del peso di 150 kg per un percorso di circa 90 m, all’interno dell’ex chiesa della Pace, sotto gli occhi di una commissione formata dai membri del Consiglio Direttivo del Sodalizio. La decisione finale per stilare la formazione spetta al Capofacchino ed al Consiglio stesso.
Ed allora… in bocca al lupo per i nuovi Facchini di S. Rosa!
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I Facchini che sfilano durante il "giro delle sette chiese" prima del trasporto