Il Parco archeologico e naturalistico di Vulci


La primavera è alle porte e, dopo un inverno alquanto rigido e nevoso, un primo tiepido sole prova a rallegrare le nostre giornate. Ne approfitto subito: ieri mi sono concessa una lunga passeggiata lenta tra le rovine dell’antica città di Vulci. Di commovente bellezza…
Il parco archeologico è ben gestito e ben organizzato, l’offerta è varia e tutta l’area è ben tutelata. Dopo aver pagato il biglietto d’ingresso, si dà inizio alla passeggiata: ci sono vari tipi di percorsi, più lunghi e più brevi (da un’ora e mezza circa a tre ore di cammino), ed io, ovviamente, ho scelto il più lungo!
Visitare le vestigia di un’antica città romana come Vulci è per me, ogni volta come la prima volta, un’emozione unica ed indescrivibile: è rinvigorire il fuoco di una passione che non si estinguerà mai…
Ma iniziamo subito il nostro percorso!!
Incerta è l’origine del nome (Velch-?), ma sappiamo che nel IX secolo a.C., durante il passaggio dalla fase protovillanoviana a quella villanoviana, è già in atto il processo formativo della città, dando vita all’insediamento protourbano, sorto dalla fusione di una catena di villaggi più piccoli presenti nel territorio, presso le sponde del fiume Fiora, già abitato sin dall’epoca Neolitica. Nell’VIII secolo si assiste a profondi mutamenti economici e culturali, grazie anche ai consistenti contatti con il mondo greco. Dopo il periodo orientalizzante (VIII/VII a. C.), durante il VII secolo a. C., i villaggi villanoviani sono pressoché scomparsi e fanno capo ad un unico centro: Vulci, ormai dominata da una potete classe gentilizia, vive un momento di ristagno che cesserà solo alla fine del secolo, quando si assiste ad una netta ripresa che porterà la città a vivere il suo periodo di massimo splendore, durato fino alla fine del VI secolo a.C. e testimoniato da ricchissime tombe. In questo periodo Vulci si dota anche di un nuovo porto (Regae o Regisvillae). Vulci è ormai una delle città più ricche e potenti della Dodecapoli etrusca: è questo il periodo delle lotte contro Roma e degli avvenimenti narrati nella decorazione pittorica della Tomba François, è il tempo di Tarquinio Prisco, sconfitto da Celio ed Aulo Vibenna e spodestato da Mastarna, che prenderà il potere con il nome di Servio Tullio. La storia della città etrusca termina con la conquista romana del 280 a. C. da parte del console Tiberio Coruncanio.
Al IV secolo a. C. risale la cinta muraria in blocchi squadrati di tufo, dotata di cinque porte di accesso alla città, di cui ne rimangono visibili solo tre: Nord, Est ed Ovest.
Porta Ovest ed acquedotto (sullo sfondo)
L’accesso all’area archeologica oggi visitabile è dalla PORTA OVEST (seconda metà IV secolo a. C., rifatta nel III a. C.), dotata di uno strategico avancorpo triangolare; difronte ad essa possiamo ancora ammirare i resti di un acquedotto romano in opera reticolata.
Oltrepassata la porta Ovest, i nostri piedi camminano sul decumano massimo, la strada principale che attraversa la città da est ad ovest, intersecato da strade ortogonali, tra le quali il cardo, con andamento Nord- Sud, secondo il classico schema ippodameo delle città antiche.
Arco di Sulpicius Mundus
Criptoportico
Lungo questo tracciato si incontrano i monumenti principali: oltrepassato l’ARCO DI SULPICIUS MUNDUS, senatore romano vissuto in età augustea, possiamo ammirare, alla nostra sinistra (N), il podio e qualche resto di colonna del TEMPIO GRANDE, eretto nel IV secolo a.C., ma ricostruito nella prima età imperiale. Volgendo lo sguardo a destra (S), notiamo altri due piccoli edifici absidati di epoca romana, l’uno in laterizi (II d. C.) interpretato come una piccola aula delle terme del foro e l’altro in opus incertum, riutilizzato come basilichetta in epoca altomedievale. Oltre il Tempio Grande, sulla destra, si estende l’impianto della DOMUS DEL CRIPTOPORTICO (fine II-inizi I a.C., con successive ristrutturazioni): la pianta è quella tipica della casa gentilizia romana ad atrio e peristilio, preceduta da tabernae che danno sulla strada principale, suddivisa in zona pubblica e zona privata, dotata di ambienti di servizio ed area termale; caratteristico è il portico sotterraneo (da cui il nome) utilizzato per lo stoccaggio delle derrate alimentari. Questa è la zona residenziale della città e nei pressi i questa casa, troviamo altre abitazioni di dimensioni più piccole e altri vani di incerta interpretazione.
A nord-est della domus del criptoportico è possibile ammirare uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi dell’antichità: il MITREO. Non sappiamo molto sulla religione mitraica, poiché i suoi rituali avvenivano in segretezza e perché molti di questi edifici di culto furono distrutti dopo l’editto di Teodosio (380) oppure furono convertiti in chiese (come a Sutri: la chiesa della Madonna del Parto era un antico mitreo).
Mitreo
A questo punto si può scegliere se percorrere il tragitto più breve e dirigersi verso la Porta Nord ed il meraviglioso Laghetto del Pellicone (mozzafiato!) e quindi terminare il percorso, oppure proseguire per affrontare quello più ampio verso il Sacello di Ercole (III a.C. – II d.C.), la Porta Est, la fornace, l’emporio sul fiume Fiora, il Ponte rotto (epoca imperiale), le mura e giungere poi alle necropoli orientali (per visitare le quali, però, è necessaria la prenotazione). Ovviamente ho deciso di vedere il più possibile, tralasciando solo le necropoli a cui dedicherò una giornata intera.
Laghetto del Pellicone
Passeggiare per l’antica Vulci non è solo immergersi nella storia, ma anche nella natura: il verde dei pascoli popolati di mandrie di mucche, tori e vitellini, il canto di uccelli di varie specie ed il profumo delle campagne circostanti…
È una passeggiata consigliata alle scuole di ogni ordine e grado, perché didatticamente offre molti spunti di studio ed approfondimento (il grado di interesse e coinvolgimento dei è sempre molto alto). Perfetta anche per chi desidera soltanto una giornata di relax a contatto con la natura (all’interno del parco ci sono anche dei casaletti che offrono servizio di ristorazione a base di cucina casereccia e prodotti del territorio).
Oltre al Parco è consigliabile visitare anche le varie necropoli etrusche nell'area ed il museo archeologico presso il Castello della Badia, che deriva il nome proprio per essere stato edificato nel XII secolo su un precedente monastero di IX secolo. Nei pressi il cosiddetto Ponte del Diavolo, maestosa opera di ingegneria romana.
Vulci... tanti tesori da scoprire!

La visita guidata a Vulci è un'esperienza che ricorderete per sempre: venite con me ad immergervi in questo mondo antico pieno di bellezza e magia... è il luogo che amo di più in assoluto!